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RIFLESSIONI E SPIRITUALITA'

PREGHIERA PER INVECCHIARE BENE

 Signore, vieni a mettere qualcosa in me,

al posto di tutto ciò che, a poco a poco,

vien meno con il passar degli anni.


Al posto delle forze che diminuiscono,

metti in me un amore più grande nel donare me stesso,

con maggior semplicità e delicatezza.

Al posto dell'entusiasmo,

metti in me il sorriso di bontà per tutti:

che, come te, sia sempre disponibile e aperto al prossimo.

Aiutami non solo a sopportare e comprendere gli altri,

ma a interessarmi dei loro progetti,

a non essere mai una nuvola nera,

anche se stanchezza e tristezza mi invadono il cuore.

Fa' che la memoria mi permetta di ricordare

le cose più belle e più buone che ci sono nella vita,

così da farne parte agli altri, da vibrare con loro,

e da godere della loro gioia. 

 

 (Card. Jean Villot)

PAPA FRANCESCO AGLI ANZIANI IL 28.09.2014

La vecchiaia, in modo particolare, è un tempo di grazia, nel quale il Signore ci rinnova la sua chiamata: ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere; ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno. Gli anziani, i nonni hanno una capacità di capire le situazioni più difficili: una grande capacità! E quando pregano per queste situazioni, la loro preghiera è forte, è potente

Ai nonni, che hanno ricevuto la benedizione di vedere i figli dei figli (cfr Sal 128,6), è affidato un compito grande: trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l’eredità più preziosa! Beate quelle famiglie cha hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte.

Ma non sempre l’anziano, il nonno, la nonna, ha una famiglia che può accoglierlo. E allora ben vengano le case per gli anziani purché siano veramente case, e non prigioni! E siano per gli anziani, e non per gli interessi di qualcuno altro! Non ci devono essere istituti dove gli anziani vivono dimenticati, come nascosti, trascurati.

Però esiste anche la realtà dell’abbandono degli anziani: quante volte si scartano gli anziani con atteggiamenti di abbandono che sono una vera e propria eutanasia nascosta! E’ l’effetto di quella cultura dello scarto che fa molto male al nostro mondo. Si scartano i bambini, si scartano i giovani, perché non hanno lavoro, e si scartano gli anziani con la pretesa di mantenere un sistema economico “equilibrato”, al centro del quale non vi è la persona umana, ma il denaro. Siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto!

Noi cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a costruire con pazienza una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio “passo” proprio su queste persone

Come cristiani e come cittadini, siamo chiamati a immaginare, con fantasia e sapienza, le strade per affrontare questa sfida. Un popolo che non custodisce i nonni e non li tratta bene è un popolo che non ha futuro! Perché non ha futuro? Perché perde la memoria, e si strappa dalle proprie radici. Ma attenzione: voi avete la responsabilità di tenere vive queste radici in voi stessi! Con la preghiera, la lettura del Vangelo, le opere di misericordia. Così rimaniamo come alberi vivi, che anche nella vecchiaia non smettono di portare frutto. Una delle cose più belle della vita di famiglia, della nostra vita umana di famiglia, è accarezzare un bambino e lasciarsi accarezzare da un nonno e da una nonna

CATECHESI DI PAPA FRANCESCO DELL' 11.03.2015 - STRALCI

L’età anziana contiene “una grazia e una missione”, e una delle testimonianze che può venire ai giovani da questo periodo della vita è la “fedeltà”.

Riflettiamo sui nonni, considerando il valore e l’importanza del loro ruolo nella famiglia 

“Una prima cosa è importante sottolineare: è vero che la società tende a scartarci, ma di certo non il Signore”, che “non ci scarta mai. Lui ci chiama a seguirlo in ogni età della vita, e anche l’anzianità contiene una grazia e una missione, una vera vocazione del Signore. L’anzianità è una vocazione”. Questo periodo della vita “è diverso dai precedenti, non c’è dubbio; dobbiamo anche un po’ ‘inventarcelo’, perché le nostre società non sono pronte, spiritualmente e moralmente, a dare ad esso, a questo momento della vita, il suo pieno valore. Una volta, in effetti, non era così normale avere tempo a disposizione; oggi lo è molto di più. E anche la spiritualità cristiana è stata colta un po’ di sorpresa, e si tratta di delineare una spiritualità delle persone anziane. Ma grazie a Dio non mancano le testimonianze di santi e sante, anziani!

Sono stato molto colpito dalla ‘Giornata per gli anziani’ che abbiamo fatto qui in Piazza San Pietro lo scorso anno, la piazza piena: ho ascoltato storie di anziani che si spendono per gli altri, e anche storie di coppie, di matrimonio, che vengono e dicono: “Ma oggi facciamo il 50.mo di matrimonio”, “Oggi facciamo il 60.mo di matrimonio”... Io dico: Ma, farlo vedere ai giovani che si stancano presto! La testimonianza degli anziani nella fedeltà.

Simeone e Anna  riconobbero nel piccolo presentato al tempio da Maria e Giuseppe il Messia “Cari nonni, cari anziani, mettiamoci nella scia di questi vecchi straordinari! Diventiamo anche noi un po’ poeti della preghiera: prendiamo gusto a cercare parole nostre, riappropriamoci di quelle che ci insegna la Parola di Dio. E’ un grande dono per la Chiesa, la preghiera dei nonni e degli anziani! La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta.

Noi possiamo ringraziare il Signore per i benefici ricevuti, e riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda. Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di sé stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I nonni e le nonne formano la ‘corale’ permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta nel campo della vita

RICORDO DEL CARDINALE COLOMBO

IL NOSTRO ASSISTENTE DIOCESANO  MONS. RENZO MARZORATI COSI’ SCRIVEVA SU AVVENIRE IL 13.05.2007

Sono trascorsi quindici anni dal 20 maggio 1992, giorno nel quale il cardinale Giovanni Colombo concludeva il cammino terreno per entrate nella pienezza dell'eterno incontro con Dio.


Da Rettore Maggiore dei Seminari milanesi, molti ricordano la sua attenzione alle persone, la perspicacia unita alla delicatezza nell'aiutare la personalità dei futuri sacerdoti ad emergere, a formarsi in modo pieno.

Divenuto Arcivescovo di Milano, si trovò ad esercitare il suo ministero pastorale in tempi difficili. Ricordiamo le contestazioni del '68, che investirono anche la Chiesa e la sua persona, da lui affrontate con fermezza e coraggio. Da sottolineare in quel periodo anche la difesa, decisa e motivata, del Rito Ambrosiano, attaccato nel periodo post-conciliare da coloro che, per uniformità o maggior comodità di sussidi, avrebbero preferito metterlo da parte. Fu proprio il cardinale Colombo ad iniziare seriamente la riforma del nostro rito, per adeguarlo alle linee e alle direttive espresse dal Concilio, pur mantenendone le caratteristiche secolari.

È da ricordare particolarmente la sua attenzione e il suo impegno per le persone anziane, la cosiddetta «Terza Età», con l'indicazione, nella Lettera Pastorale del 1973, di una linea pastorale che cominciò quasi subito, con la collaborazione dell'Azione Cattolica, ad essere attuata nelle parrocchie. Nasceva il Movimento Terza Età, che oggi è vivo e presente in molte comunità della nostra diocesi. Più di diecimila animatori e animatrici, un impegno a vincere la solitudine dell'anziano, promovendo iniziative religiose, culturali, di svago e tempo libero.

La vigilia della festa di Sant'Ambrogio del 1982, giunto ormai agli 80 anni, il Cardinale sottolineava nella basilica del Santo Patrono quello che egli stesso aveva definito «il carisma della longevità»: «Ora mi è dato - e lo reputo una grazia dolcissima del Signore - di sperimentare nella mia stessa persona la bontà delle linee fondamentali che ho tracciato per gli anziani...».

Appena qualche anno più tardi, nasceva per sua iniziativa quell'Ateneo dell'età anziana (così egli volle chiamarlo), che oggi porta il suo nome, ed è frequentato da quasi novecento persone. A quella Università per la Terza Età egli dedicò particolari attenzioni. La incoraggiò, la sostenne anche economicamente, vi tenne anche alcune bellissime ed apprezzate lezioni di letteratura italiana.

Anche se negli ultimi decenni tante situazioni sono cambiate, tanti problemi degli anziani si presentano in modo diverso, le intuizioni e le indicazioni del cardinale Colombo conservano grande valore. Il suo ricordo ci spinge a lavorare con impegno generoso e attento ai cambiamenti nel servizio delle persone nell'età anziana. Ormai le persone che hanno superato i 60 anni sono almeno un terzo dell'intera popolazione. Il cardinale Colombo aveva visto bene: occorre che la pastorale delle nostre comunità sia attenta a questa fascia della popolazione, che vuole ancora crescere nella fede e nella conoscenza, che vuole avere parte attiva anche nella vita delle nostre parrocchie, che attende di essere coinvolta con proposte nuove e stimolanti.

Il ricordo del cardinale Colombo, che con decisione lungimirante ha dato inizio a questa Pastorale dell'anziano rinnovi per tutti, laici e sacerdoti, l'impegno a dar vita e a far crescere queste iniziative pastorali.